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ASO e TSO dopo la Corte Costituzionale n. 76/2025: ruolo operativo e responsabilità della Polizia Locale


Vice Comm. Marco CANTONI
Vice Comm. Marco CANTONI

Undicesima puntata della rubrica a cura dell'Assistente di Polizia Locale Dott. PISCIOTTA Pietro Antonino, in forza alla Polizia Locale di Trapani, che ha coinvolto il Vice Comm. Dott. Marco CANTONI, Vicecomandante della Polizia Locale di Gallarate (VA), per un approfondimento riguardante l'ASO e il TSO alla luce della sentenza n. 76/2025 della Corte Costituzionale.


"L’Accertamento Sanitario Obbligatorio (ASO) e il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) si configurano come misure eccezionali incidenti sulla libertà personale, il cui esercizio impone un rigoroso rispetto delle garanzie costituzionali e procedimentali. La recente evoluzione interpretativa, consolidata anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2025, rafforza il ruolo della Polizia Locale, non più meramente esecutivo, ma attivo presidio di legalità nell’intero procedimento.


Il quadro dei principi: oltre l’esecuzione materiale

Ogni intervento deve essere improntato ai principi di necessità, proporzionalità e temporaneità, con costante tutela della dignità della persona. Non si tratta di formule di stile: costituiscono parametri operativi concreti che guidano ogni scelta sul campo.

Un primo elemento da mettere in discussione riguarda proprio una prassi ancora diffusa: considerare l’intervento della Polizia Locale come “di supporto” al sanitario. In realtà, il personale operante è chiamato a verificare la correttezza degli atti e la legittimità del procedimento, assumendo una responsabilità autonoma nella tutela dei diritti fondamentali.


Presupposti e differenze operative tra ASO e TSO

L’ASO si fonda su tre elementi essenziali: rifiuto delle cure, sospetto di disturbo psichico e necessità di accertamento senza ricovero. Il TSO, invece, richiede un livello più elevato di gravità: alterazioni psichiche tali da imporre interventi urgenti, rifiuto delle cure e impossibilità di soluzioni extra-ospedaliere.

Questa distinzione, apparentemente teorica, ha conseguenze operative rilevanti. Ad esempio, l’ASO non può trasformarsi in TSO senza una nuova ordinanza: un passaggio spesso sottovalutato nella prassi, ma essenziale per la legittimità dell’intervento.


Verifica degli atti: il cuore della legittimità

Uno dei punti più critici riguarda il controllo documentale. La Polizia Locale deve accertare:

  • la presenza dell’ordinanza sindacale regolarmente motivata;

  • la sussistenza delle certificazioni mediche (una per ASO, due per TSO, concordanti e dettagliate);

  • per il TSO, la richiesta di convalida al Giudice Tutelare entro 48 ore.

Qui emerge un nodo spesso trascurato: la qualità della motivazione. Accettare certificazioni generiche o “di stile” espone l’intervento a vizi di legittimità. Una lettura superficiale degli atti non è quindi neutra, ma può tradursi in responsabilità diretta per l’operatore.


L’approccio operativo: dialogo come strumento principale

Le disposizioni operative insistono su un punto chiave: il dialogo deve essere tentato fino al suo esaurimento. L’approccio deve essere calmo, non minaccioso e orientato all’adesione volontaria alle cure.

Questo comporta una revisione culturale: l’efficacia dell’intervento non si misura nella rapidità coercitiva, ma nella capacità di evitare la coercizione stessa.


Coercizione e contenzione: extrema ratio reale o formale?

L’uso della forza è consentito solo in presenza di un pericolo attuale e concreto per la persona o per terzi. Tuttavia, è proprio su questo punto che è necessario un approccio critico.

Spesso si tende a “normalizzare” la contenzione in contesti complessi. Ma la normativa impone un onere motivazionale elevato: ogni alternativa meno invasiva deve risultare inefficace, e tale valutazione deve essere tracciata puntualmente nella relazione di servizio.


La relazione di servizio: da adempimento a strumento di tutela

Il modello di relazione introduce una struttura chiara e completa, che obbliga l’operatore a ricostruire:

  • i presupposti dell’intervento;

  • la verifica degli atti;

  • le modalità di approccio e dialogo;

  • eventuali forme di coercizione;

  • le fasi di accompagnamento e gli adempimenti successivi.

Non si tratta di un mero atto burocratico. È, piuttosto, uno strumento di tutela su tre livelli:

  1. per l’operatore, che documenta la correttezza dell’azione;

  2. per l’Amministrazione, che dimostra la legittimità del procedimento;

  3. per la persona, che vede garantita la tracciabilità delle decisioni che incidono sulla sua libertà.

Un errore frequente è redigere la relazione solo in caso di criticità. In realtà, alla luce del nuovo impianto, una documentazione completa dovrebbe diventare prassi, non eccezione.


Trasporto e ruolo della Polizia Locale

La presenza a bordo dell’ambulanza non è automatica, ma subordinata a richiesta motivata del personale sanitario e finalizzata esclusivamente alla sicurezza.

Questo chiarisce un altro equivoco operativo: la Polizia Locale non svolge alcuna valutazione clinica. Il suo ruolo resta giuridico e di sicurezza, evitando sconfinamenti che potrebbero generare responsabilità improprie.


Considerazioni finali: una funzione di garanzia, non di forza

L’evoluzione normativa e giurisprudenziale impone una rilettura profonda del ruolo della Polizia Locale negli ASO e TSO. Non più semplice esecutore, ma garante dell’equilibrio tra esigenze sanitarie e diritti fondamentali.

La vera criticità, oggi, non è tanto conoscere la procedura, quanto applicarla senza scorciatoie operative. Ogni semplificazione indebita — dalla verifica superficiale degli atti all’uso anticipato della coercizione — espone a rischi giuridici concreti.

In definitiva, la qualità dell’intervento non si misura nella sua efficacia immediata, ma nella sua sostenibilità giuridica. Ed è proprio su questo terreno che si gioca la professionalità dell’operatore di Polizia Locale nel nuovo contesto normativo."


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Approfondimento a cura del Vice Comm. Marco Cantoni, Vicecomandante della Polizia Locale di Gallarate (VA)


Rubrica "Parola all'esperto" a cura dell'Assistente di Polizia Locale Dott. PISCIOTTA Pietro Antonino, Polizia Locale di Trapani

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