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“Dalla sicurezza integrata alla sicurezza partecipata: il ruolo strategico della Polizia Locale nelle politiche di sicurezza urbana”

Diciassettesima puntata della rubrica a cura dell'Assistente di Polizia Locale Dott. PISCIOTTA Pietro Antonino, in forza alla Polizia Locale di Trapani, che ha coinvolto il collega Vice Commissario Dott. Simone MENOLASCINA, della Polizia Locale di Cinisello Balsamo (MI), per un approfondimento riguardante il passaggio da "sicurezza integrata" a "sicurezza partecipata".

Vice Comm. Simone MENOLASCINA
Vice Comm. Simone MENOLASCINA

"Negli ultimi anni, il tema della sicurezza urbana ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle politiche pubbliche e nell’attività quotidiana degli enti locali, affermandosi come elemento essenziale per la tutela della vivibilità, del decoro e della qualità della vita nelle città. In tale contesto, la Polizia Locale ha progressivamente consolidato la propria funzione di presidio di prossimità, contribuendo in modo significativo alla prevenzione ed al contrasto dei fenomeni di degrado urbano e di illegalità diffusa.


Tuttavia, come già meglio affrontato nel precedente articolo, risulta evidente che per lungo tempo, la sicurezza urbana è rimasta priva di una definizione legislativa organica, sviluppandosi attraverso interventi normativi frammentari e prassi applicative differenziate sul territorio nazionale. Solo con il Decreto-Legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito nella Legge 18 aprile 2017, n. 48, noto come “Decreto Minniti”, il legislatore ha introdotto una compiuta sistematizzazione della materia, definendo la sicurezza urbana quale bene pubblico connesso alla vivibilità e al decoro delle città e delineando nuovi strumenti di intervento e di cooperazione istituzionale.


L’analisi di tale riforma rappresenta, pertanto, il punto di partenza per comprendere l’attuale assetto della sicurezza urbana ed il ruolo che, al suo interno, sono chiamati a svolgere gli enti locali e, in particolar modo, la Polizia Locale.

Con l’emanazione di tale decreto, è stato segnato il vero passaggio da una concezione prevalentemente emergenziale ad un modello strutturato e multilivello. Ciò, è stato reso possibile, soprattutto, grazie all’introduzione di strumenti innovativi come il “DASPO URBANO”, misura che consente l’allontanamento da specifiche aree cittadine, ovvero dal luogo in cui il fatto è stato commesso, di soggetti che pongono in essere condotte tali da limitarne la libera fruizione a cura di altri utenti. Tale ordine di allontanamento, viene impartito per iscritto dall’organo accertatore e la sua efficacia cessa dopo 48 ore dall’accertamento del fatto, salvo le eventuali misure più restrittive che può adottare il Questore in caso di reiterazione delle condotte in questione in presenza di particolari circostanze. Ancora una volta, quindi, emerge la centralità degli Enti Locali su tale tematica e, nel caso di specie, della potestà regolamentare; infatti i regolamenti comunali di polizia urbana possono individuare anche altre aree urbane rispetto a quelle previste dal decreto Minniti, cui estendere la medesima fattispecie.


Accanto a ciò, sono stati previsti i patti per l’attuazione della sicurezza urbana tra Prefetto e Sindaco, strumenti di cooperazione istituzionale finalizzati a definire interventi coordinati sul territorio, nonché finanziamenti statali per l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza, nel

rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali di cui al Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e al D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018.


Un altro importante concetto introdotto “ab orīgine” dal decreto Minniti è quello di “sicurezza integrata” che mira a promuovere ed attuare un sistema unitario ed integrato di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali, attraverso condivisione di informazioni, pianificazione congiunta degli interventi sul territorio, integrazione tra misure di prevenzione sociale, controllo del territorio e contrasto ai fenomeni di degrado e illegalità.


Tuttavia, oggigiorno, tale concetto risulta già superato da uno più attuale ed efficace: la “sicurezza partecipata”.

Tale modello si fonda sulla consapevolezza che la sicurezza non possa essere garantita esclusivamente attraverso l’azione delle Forze di Polizia e delle istituzioni pubbliche, ma richieda il coinvolgimento attivo e responsabile della cittadinanza, delle associazioni e degli altri soggetti che operano sul territorio.


La sicurezza partecipata rappresenta, pertanto, un’evoluzione del tradizionale rapporto tra cittadini e istituzioni, superando la concezione del cittadino quale mero destinatario delle politiche di sicurezza e giungendo all’attribuzione di un ruolo collaborativo e, quindi, più attivo nella prevenzione dei fenomeni di illegalità e degrado urbano. In tale prospettiva, tuttavia, è doveroso precisare che il cittadino non assume mai funzioni di “polizia” o di “vigilanza” sostitutive rispetto alle autorità competenti, bensì contribuisce, attraverso attività di osservazione, segnalazione e cooperazione con gli organismi istituzionalmente preposti, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica nonché del decoro urbano.


È in questo scenario che assume un ruolo centrale la Polizia Locale. La sua visione deve essere il chiaro e principale punto di raccordo tra la comunità e le istituzioni nell’ambito delle politiche di sicurezza urbana. Grazie alla propria capillare presenza sul territorio ed alla conoscenza diretta delle dinamiche sociali locali, la Polizia Locale svolge una funzione strategica di prossimità, favorendo il dialogo con i cittadini, raccogliendo segnalazioni, promuovendo iniziative di prevenzione e contribuendo alla costruzione di rapporti di fiducia tra amministrazione e comunità. Pertanto, gli uomini e le donne della Polizia Locale, in questo contesto, non si limitano unicamente ad essere espressione di un organo deputato al controllo, bensì un vero e proprio soggetto in grado di coordinare e valorizzare le forme di collaborazione civica previste dai diversi strumenti di sicurezza urbana.


Tra gli strumenti maggiormente rappresentativi di tale modello rientra il cosiddetto “controllo di vicinato”, sistema attraverso il quale gruppi di residenti, opportunamente coordinati, collaborano con le Forze dell’Ordine e le istituzioni, in genere, mediante la segnalazione di situazioni anomale, comportamenti sospetti o condizioni di vulnerabilità del territorio. Ciò, consente di individuare precocemente situazioni di disagio sociale, marginalità o degrado che, se trascurate, potrebbero evolvere in fenomeni più complessi. In questo contesto, la Polizia Locale svolge un ruolo operativo di primaria importanza, fungendo da interlocutore diretto dei gruppi di cittadini, partecipando agli incontri informativi e garantendo il corretto flusso delle informazioni. L'obiettivo non è quello di creare forme di vigilanza privata o di giustizia fai-da-te, bensì di sviluppare reti di prossimità capaci

di rafforzare la coesione sociale, incrementare la percezione di sicurezza e favorire una presenza preventiva e repressiva sul territorio più concreta, mirata e diretta.


In conclusione, ritengo che la sicurezza urbana, non possa essere ridotta ad una mera gestione repressiva di situazioni di disagio; se non accompagnata da sempre più efficienti politiche sociali ed urbanistiche, essa rischia unicamente di produrre effetti apparenti, spostando i problemi altrove ma senza, tuttavia, risolverli. In tal senso, credo fermamente che il concetto di sicurezza partecipata rappresenti non soltanto una mera evoluzione normativa, ma un vero e proprio cambio di paradigma culturale in cui la sicurezza non deve essere intesa solo come risposta emergenziale, bensì come risultato di un governo consapevole e condiviso del territorio, capace di coniugare tutela dell’ordine pubblico e qualità della vita urbana, per mezzo del coinvolgimento e coordinamento multilivello tra cittadinanza ed istituzioni."


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Approfondimento a cura del Vice Commissario della Polizia Locale di Cinisello Balsamo (MI)

Dott. MENOLASCINA Simone


Rubrica "Parola all'esperto" a cura dell'Assistente di Polizia Locale Dott. PISCIOTTA Pietro Antonino, Polizia Locale di Trapani

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